Storia - Il Bosco Officinale


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Il Territorio
Percorsi nella Storia...
Il Bosco Officinale è situato a pochi minuti da due siti storici del territorio di Mesola. Non potrà quindi mancare una passeggiata o una gita in bicicletta per visitare il Castello o la Torre Abate.

Castello di Mesola

“Nel fine dell'autunno, Sua Altezza con la signora Duchessa con la Corte, et altri gentilhuomini e gentildonne della città, se ne va a marina, dove tra l'altre habitationi delitiose, sopra il porto di Goro, in un bosco, detto la Mesola, ha edificato un sontuoso Palazzo; il qual bosco ha Sua Altezza con spesa veramente eroica cinto d'un muro che circonda dodici miglia con quattro portoni posti secondo i quattro siti del cielo; i quali si tengono rinchiusi acciò non escano gli animali, e si aprono secondo il bisogno”

È così che il letterato Annibale Romei nei suoi Discorsi del 1586 descrive il palazzo di Mesola e la sua turrita cerchia muraria, lunga ben dodici miglia, che racchiudeva canali, zone boschive e serragli per gli animali.
Nel X sec. l'area dell'attuale abitato di Mesola era ancora occupata dal mare. Solo in seguito all'abbondante sedimentazione di materiale dei rami della foce del Po si ebbe un avanzamento della linea costiera e l'area cominciò progressivamente ad emergere dalle acque marine.
Nel 1490 il duca Ercole I d'Este acquistò dalla Comunità della vicina Ariano la zona nel frattempo divenuta ricca di boschi, acquitrini e spiagge abbondanti di cacciagione (cinghiali, cervi, caprioli, et. al.), trasformandola in una riserva di caccia privata.

Il progetto dell'ingegnere idraulico e architetto Marcantonio Pasi su committenza del duca Alfonso II d'Este fu avviato probabilmente nel 1583 e i lavori di edificazione si protrassero almeno fino al 1589. Comprendeva una fortezza con un grande recinto murario lungo oltre 12 miglia dotato di 12 torri quadrate ciascuna alta circa 12 metri. Si ipotizza che l'imponente progetto fosse pensato in funzione dell'eventuale fondazione di una nuova città alla foce del Po di Goro - dove anche era previsto un porto, attracco per controllare il passaggio fra la navigazione marittima e quella fluviale e favorire gli scambi commerciali all'interno dello Stato Estense.
Il Castello rimase bene allodiale degli Estensi fino al 1771, quando passò alla casa d'Austria in esecuzione del contratto di matrimonio tra Maria Beatrice Ricciarda d'Este e Ferdinando Carlo d'Asburgo-Lorena. Nel 1785 il papa Pio VI acquistò il feudo dall'imperatore Giuseppe II d'Austria. Seguì la parentesi del controllo francese a seguito dell'epopea napoleonica. Con la Restaurazione, nel 1836 il patrimonio della Mesola ritornò allo Stato della Chiesa che lo cedette all'Istituto di Santo Spirito di Roma. Si aprì una fase di stabilità amministrativa e di moderna gestione economica segnando un progressivo miglioramento nelle condizioni della Tenuta. Nel 1911(?) il Castello passò alla Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi. Oggi è proprietà della Provincia di Ferrara.

Restano il Castello, la bassa corte, un tratto della cinta muraria nelle attuali via Garibaldi e via Mura, nonché il collegamento che dal Castello portava al mare, lo stradone "delle Giovecca" ora via Biverare.
Torre Abate

 
Manufatto idraulico risalente alla Grande Bonificazione Estense intrapresa dal duca Alfonso II d'Este nel XVI secolo. La chiavica emissaria fu costruita nel 1568-1569 ad opera dell'ingegnere veronese Isippo Pontoni su probabile progetto di Luca Danese (1598-1672) e serviva a regolare lo sfogo a mare delle acque del Canal Bianco.
 
E' la testimonianza più significativa dello sforzo profuso nella difesa idraulica del territorio ed è legata alla storia delle bonifiche ferraresi intraprese dalla signoria Estense nel XVI secolo.
Realizzata nel XVI secolo questo esempio di architettura idraulica è caratterizzato da cinque conche sulle quali si sviluppa un manufatto concavo a pianta rettangolare. In origine il deflusso delle acque era controllato da un sistema di porte vinciane, ma perse la funzione di chiavica in seguito al Taglio di porto Viro. Ebbe dunque funzione difensiva e di controllo. Oggi l'edificio è circondato da uno specchio d'acqua e da vegetazione palustre, con laghetti e rappresenta una piacevole meta per un'escursione tra la natura.
 
Oggi è circondata da circa 10 ettari di zona umida, occupata in gran parte da un canneto a Phragmites australis, e ospita numerose specie di uccelli, fra le quali il basettino (Panurus biarmicus), il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus), le gallinelle d'acqua (Gallinula chloropus) e germani reali (Anas platyrhynchos).
 
Pomposa
 

La grande abbazia con il campanile-faro ed il borgo monastico di Pomposa erano situati all’incrocio del tracciato viario delle vie “romee”, che portavano a Roma attraverso i valichi orientali delle Alpi e degli Appennini. Fu un caposaldo della cultura nella vita non solo dei territori circostanti ma di tutta l’Italia centro-settentrionale, meritandosi l’appellativo di «monasterium princeps», come scriveva Guido, il monaco “inventor musicae”. Il complesso è articolato in tre nuclei essenziali: la chiesa, preceduta da un elegante atrio e con accanto il campanile, il monastero ed il palazzo della Ragione.
 
L'origine dell'Abbazia risale ai secoli VI-VII, quando sorse un insediamento benedettino su quella che era l'Insula Pomposia, un'isola boscosa circondata da due rami del fiume e protetta dal mare.
 
Il nucleo più antico è la basilica di Santa Maria (tardo sec. VIII), ma in una fase precedente sarebbero esistite due piccole chiese. A fianco della basilica sorge, autonoma, la torre campanaria, realizzata nel 1063 dal “magister Deusdedit”.
 
 
Dopo il Mille cominciò la stagione di maggior splendore e divenne centro monastico fiorente votato ad una vita di preghiera e lavoro, la cui fortuna si legò alla figura dell'abate San Guido. Il monastero pomposiano accolse illustri personaggi del tempo, tra i quali è da ricordare Guido d'Arezzo, il monaco inventore della scrittura musicale basata sul sistema delle sette note. Chi ama l'arte antica non deve perdere l'occasione di ammirare nella basilica di Santa Maria uno dei cicli di affreschi più preziosi di tutta la provincia di ispirazione giottesca e il bellissimo pavimento a mosaico con intarsi di preziosi marmi collocati tra il VI e XII secolo.

 
Del grande monastero rimangono l’aula capitolare, il sovrastante dormitorio ed il refettorio che si affacciano sul cortile, dove restano i pilastri angolari dell’antico chiostro (XII sec.) e, al centro, una vera da pozzo veneziana del XV secolo. Il palazzo della Ragione (XI sec.), dove gli abati amministravano la giustizia sulle terre di loro giurisdizione, sorge isolato di fronte all’abbazia; fu ricostruito, modificando anche la facciata, nel 1930-31.

 
Dal 1977 il Museo Pomposiano è allestito nel locale un tempo destinato a dormitorio; l’eterogenea collezione raccoglie materiali della chiesa e parti distrutte del complesso, recuperati nel corso dei numerosi scavi o in seguito a ritrovamenti fortuiti.
il Bosco Officinale s.s.agr.
punto vendita: Via Comunale per Goro, 3/a Mesola (FE)

p.iva: 01982210387
sede legale: Via Spinazzi, 11 Mesola (FE)
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